A Torino e in Piemonte tra “profeti” e luoghi divini

Nel mondo lo conoscono anche come Il Profeta, ma il suo nome è Anderson Hernanes. Brasiliano, classe 1985, è un calciatore che ha giocato non solo in terra natale (San Paolo e Sport Recife), ma anche, tra gli altri campionati, in Italia con la maglia della Lazio, dell’Inter e della Juventus. E proprio dalla sua esperienza a Torino è nato un amore incondizionato per il Piemonte. Innamoratosi di Langhe e Monferrato, Hernanes decide di comprare un’azienda agricola a Montaldo Scarampi (At) e così nel 2016 nasce il progetto di Cà del Profeta.

E questo è anche il motivo per cui un cuore granata come il mio (con trascorsi adolescenziali juventini, ma questa è un’altra storia) vi racconta di questo calciatore che, per le “coincidenze” della vita oggi lavora (anche) tra l’accoglienza e l’enogastronomia.

“Ho iniziato la mia ricerca – spiega Il Profeta – per trovare una casa in campagna con giardino e non pensavo certo che mi sarei messo a produrre il vino. Volevo un luogo dove stare bene e che fosse in una posizione geografica strategica: Montaldo Scarampi, per me, è nel centro del mondo. In un’ora e mezza di auto (se vai piano) arrivi a Malpensa e da lì con un aereo raggiungi qualsiasi destinazione”. Destino ha voluto che questa casa di campagna avesse anche dei vigneti e così è iniziata a balenare, nella mente di Hernanes, l’idea non solo di ricostruire la struttura, ma anche di realizzare un ristorante e provare a produrre vino: “Ho imparato a mangiare bene qui in Italia – prosegue – e Cà del Profeta non poteva che diventare un luogo in cui la tavola è importante”.

Diego Dequigiovanni e Anderson Hernanes

E così, poco per volta, il progetto prende forma. Il Profeta incontra un connazionale brasiliano, anche lui di base a Torino: Diego Dequigiovanni che, all’epoca, lavorava al Ristorante Del Cambio. Tra i due nasce un’amicizia che si consolida e diventa società. Insieme decidono di dare vita al progetto di Cà del Profeta e, nel periodo dei lavori di ristrutturazione, iniziano ad acquistare bottiglie per la futura cantina. Ma i tempi si allungano a dismisura, anche perchè la location si trova su territorio Unesco, e così i due brasiliani optano, nel frattempo, per un Piano B che si chiama Luogo Divino. Nasce così una delle “enoteche con cucina” più in voga di Torino che oggi, dopo cinque anni di attività conta undici dipendenti e si assesta ben oltre l’idea iniziale di qualcosa di temporaneo. Novecento etichette a disposizione, 17 mila clienti serviti nel solo 2021 (ancora anno di pandemia come tutti ben sappiamo) e una cucina che oggi cambia pelle diventando non a servizio del bere, ma con una propria e preponderante identità.

Remo Girardi

“Con noi lavora da sempre un altro amico brasiliano – commenta DequigiovanniRemo Girardi che è il resident chef di Luogo Divino. Insieme abbiamo portato qui le nostre esperienze e le nostre origini: Hernanes è del nord del Brasile, Remo del centro e io del sud, ma noi due siamo anche veneti; io ho lavorato da Ducasse a Londra, Remo da Berasategui in Spagna, insomma è un bel mix”. Da Luogo Divino (che presto amplierà la cucina con nuovi spazi destinati alle lavorazioni) si scelgono dalle Perle di manioca con formaggio al Sashimi di rapa marinata con cozze, vongole, brodo speziato, coriandolo e pepe sansho, dal Risotto al radicchio rosso e formaggio Monte Veronese 24 mesi (che spettacolo!) alla Lingua di vitello con salsa teriyaki, purea di patate e pak-choi. Ps Il cioccolato in degustazione è quello di Mara dei Boschi, come il caffè del resto (uno Specialty coffee che si chiama Ialty e che è anche proposto nella versione Flora, un 100% Brasile il cui nome è un omaggio alla figlia di Dequigiovanni perchè qui, in piazza Carlina, si è creata una grande famiglia del gusto e di amici).

E da Luogo Divino ci sono ovviamente, in degustazione, anche i vini di Cà del Profeta (che ha finalmente aperto il resort nel 2021 e la cui cucina è guidata dallo stellato torinese Christian Milone e dallo chef resident Antonio Di Leo): sui cinque ettari e mezzo di vigneti (di cui quattro piantumati) si producono Barbera d’Asti Docg, Grignolino d’Asti Doc “Saudade” (il mio preferito) e Piemonte Brachetto Doc. “Adoro stare in mezzo alla natura – spiega Hernanes – e capire il perchè delle cose: ecco perchè quando sono arrivato ho assaggiato tutte le tipologie di uva che c’erano nel vigneto e perchè oggi trascorro molto tempo tra i filari con i miei quattro figli. Cà del Profeta – prosegue – è un progetto di accoglienza con camere, vini e una cucina che guarda sì al territorio (basti pensare agli straordinari Agnolotti di Milone), ma anche al luogo internazionale che sta diventando: sono tanti gli stranieri che arrivano da ogni parte del mondo in queste terre non solo per vacanza, ma anche per acqusitare casa e viverci, proprio come ho fatto io”.

I vini di Cà del Profeta (e tra le bottiglie ci sono anche io)

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