italia

Taranto, Ego Festival, i delfini, la Dinner Incredible

Dovrei fare tutt’altro in questo momento, ma è più forte di me. Devo scrivere, devo letteralmente buttare fuori il mare di emozioni (è il caso di dirlo) che mi ha regalato questa edizione di Ego Festival che si è conclusa ieri a Taranto. Di eventi gastronomici è pieno il mondo, è vero, e chi fa il mio lavoro lo sa: ma è raro trovare durante questi eventi un lato umano così spiccato, capace di coinvolgere oltre al gusto, anche l’anima. Mi è successo in passato solo in Irlanda durante Food on the Edge, l’evento che ogni anno organizza lo chef Jp McMahon in quel di Galway e durante il Food For Future Festival di Alba, ma lì organizzavo io insieme a Luciano Tona, quindi è un’altra storia e il coinvolgimento emotivo c’era per forza.

La vera magia che ha messo in atto Monica Caradonna in questi anni nella sua Taranto penso sia proprio questa: la connessione tra le persone più disparate per origine, provenienza, cultura sociale. Un po’ quello che succede da due edizioni a questa parte con l’introduzione all’interno della manifestazione della Dinner Incredible ideata dallo chef Giorgio Diana capace di creare per una sera una brigata di cucina internazionale coinvolgendo grandi chef che, come dice lui, “provengono da nazioni diverse e hanno anche il colore della pelle differente”.

Insomma, la cucina unisce e questo lo sappiamo, ma la differenza la fanno sempre le persone. E quando le persone si espongono direttamente per raccontare un luogo che rappresenta la propria storia, le proprie origini e la propria identità ecco che la magia accade. Perché, è inevitabile: le connessioni che coinvolgi per l’organizzazione e la narrazione sono quelle più forti, le persone di cui ti circondi sono quelle che più ami e rispetti, ed è proprio con loro e grazie a loro che vuoi far conoscere al mondo la tua terra. E così organizzi, sicuramente non a caso, la manifestazione nei giorni dei festeggiamenti di San Cataldo, il patrono della città. E lo fai per far scoprire ai forestieri quella meraviglia di Cattedrale che sorge nel cuore di Taranto vecchia, illuminandola con la sua bellezza architettonica (qui, per dirne una, sono custodite anche otto statue realizzate dallo scultore Giuseppe Sanmartino, autore del Cristo velato che si trova nella Cappella di San Severo a Napoli) e la sua energia. Ma anche per dare la possibilità a tutti noi di incontrare don Emanuele Ferro, il parroco della Cattedrale che nel corso di una visita guidata notturna di un’ora o poco più rivoluziona la nostra idea di cosa la Chiesa possa e dovrebbe essere oggi e lo dico da fedele, ma non da praticante: se siete a Taranto concedetevi il regalo di conoscerlo, mi darete ragione.

E così, ancor prima che il programma ufficiale inizi capisci che questa tre giorni sarà speciale. Come lo è stato il pranzo informale di benvenuto a La Paranza con una verticale di cozze che ho condiviso, insieme alle risate e a racconti di cucina, con gli chef Giorgio Diana, Massimiliano Sena, Mattia Crescini, Kotaro Noda e ai colleghi Camilla Rocca e Luca Sessa. O come sono stati i dialoghi insieme agli chef Pavlos Kiriakis, Kay Baumgart e Martino Ruggieri, a quelli con la collega (e amica) Valentina Venturato tra una degustazione di olio a cura del Consorzio Igp Olio di Puglia e un trancio di pizza del Pizza Fest animato dalle giovani promesse pugliesi o ancora le risate con un’altra collega che sono contenta di aver conosciuto: Barbara Nevosi, regina indiscussa delle good vibes.

Gli incontri sono sempre la parte più bella di questo lavoro: è successo nel corso del programma di convegni di Ego Festival in cui ho conosciuto Vincenzo Capuano, il pizzaiolo napoletano che proprio un paio di giorni fa ha aperto il suo nuovo locale a Torino (nulla succede per caso direbbe un mio vecchio amico di Pozzuoli, ma l’ha ribadito anche un’altra amica, Valeria Carbone, in questi giorni tarantini), e poi Ilaria Cappucci di Blueat che si occupa della trasformazione e commercializzazione del granchio blu insieme ad altre cinque donne, o Eleonora Letizia, brand manager di Raffo, la birra pugliese per eccellenza. E poi ci sono personaggi che apportano al territorio una ricchezza inestimabile fatta di esperienza, conoscenza, umiltà, umanità: è il caso di “Ciccillo” conoscitore della biodiversità dell’alta Murgia o di Vincenzo e Francesco Montaruli di Mezza pagnotta Cucina Villana che, come si evince dal loro racconto “cucinano cultura”.

L’incontro più bello però, non me ne vogliano gli altri, è stato quello con i delfini che vivono liberi e felici nel Golfo di Taranto. Un’emozione uscire in catamarano con i ricercatori della Jonian Dolphins Conservation che da alcuni anni lavorano per tutelare la grande biodiversità marina della zona: altra esperienza da non perdere se siete in città, insieme alla visita di Ketos, il centro euromediterraneo del mare e dei cetacei. il silenzio, l’immensità del mare, gli avvistamenti, ogni volta come un tonfo al cuore, vederli liberi in quella immensità, fa vibrare l’anima. E ti commuovi mentre salvano una tartaruga carretta carretta, o mentre Nicola Clemente (cuore pulsante della Jonian Dolphins Conservation) racconta con una smisurata passione per il proprio lavoro delle diverse specie che abitano questo mare e del primo centro di recupero e rieducazione del mediterraneo (il San Paolo Dolphins Sanctuary) che presto entrerà in funzione nei pressi dell’isola di San Paolo nelle acque del Mar Grande. Già, perché Taranto è la città dei due mari e proprio la dolcezza delle sue acque dona caratteristiche uniche a prodotti iconici del territorio come le già citate cozze tarantine.

Infine la cena, la Dinner Incredible tenutasi, come tutta Ego, all’interno del Relais Histò, e che ha portato a Taranto undici chef internazionali: Kay Baumgardt – Mamesa, Hotel Weisses Kreuz, Burgusio (BZ);Giorgio Diana – CEO e fondatore di Dinner Incredible, Casa Fontana by Giorgio Diana, Taiwan; Tim Golsteijn – Bougainville *, Amsterdam; Dieter Koschina – Villa Joya **, Algarve ; Pavlos Kyriakis – Gallina *, Atene; Francesco Martucci – 1° nella 50 Top Pizza, I Masanielli, Caserta; Bruno Menard – ***, Presidente della Bocuse d’Or Academy a Singapore; Kotaro Noda – Faro *, Tokyo; Martino Ruggieri –  Maison Ruggieri **, Parigi; Massimiliano Sena – chef consulting*, Ginevra; Giovanni Solofra – **, Campania. A loro il compito di cucinare utilizzando i prodotti locali dalle cozze ai cetrioli (che qui si chiamano barattieri), al pesce fresco dello Ionio, alle ostriche del lago di Varano. Vi lascio con il ricordo dei piatti assaggiati e con alcune foto di abbracci e di sorrisi perché l’anima del festival, anche questa volta, è passata dalla sua umanità: forse la ricchezza più grande per la promozione di un territorio e delle sue eccellenze.

Tutte le foto della Dinner Incredible e dell’uscita in barca sono di Vito Gallo. Le altre sono mie.

Un commento

Rispondi

Scopri di più da

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere