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    Le delizie delle Colline Saluzzesi, tra vino e frutta

    La vocazione agricola del territorio collinare saluzzese si esprime nella frutticoltura, in particolare mele, pesche, albicocche, e nella viticoltura, praticata da secoli su declivi soleggiati, al riparo dai gelidi venti alpini. La zona di produzione vinicola Colline Saluzzesi comprende la dorsale da Saluzzo a Busca, con propaggini in bassa Val Maira, e la valle Bronda, dove il microclima favorisce la maturazione della frutta, in particolare le ricercate susine dette Ramassin (da ramassè, perché raccolte a terra) o Dalmassin (Damaschine, perché originarie di Damasco in Siria), varietà autoctona di Susina Siriaca un tempo destinata ai barattoli e all’essiccazione, e dell’uva Pelaverga, vitigno a bacca rossa tipico di quest’angolo di Piemonte. Il…

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    Nocciole Piemonte e tartufi: l’eccellenza di Altalanga

    L’azienda agricola Altalanga è di recente approdata a Torino con l’apertura del nuovo punto vendita, l’Altalanga store, nella centrale via Barbaroux. Cuore delle attività agricole di Altalanga è la coltivazione della nocciola Piemonte IGP, sigla che designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciola Tonda Gentile Trilobata, oggi protetta da un apposito Consorzio di Tutela. Polpa compatta e croccante, sapore e aroma persistenti, conservabilità, attitudine ad essiccazione e tostatura, ricchezza in sostanze oleose (che ritardano il processo di irrancidimento): sono queste alcune delle proprietà che spiegano la predilezione dell’industria dolciaria per la nocciola Piemonte. Fu il garessino Emanuele Ferraris a intuire le potenzialità del nocciolo, resistente ai…

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    Gabiano e Rubino di Cantavenna, due piccole Doc del Monferrato Casalese

    Sulle impervie colline che costeggiano il corso del Po verso Casale si trovano i borghi monferrini di Gabiano e Camino, celebri non solo per i rispettivi castelli, ma anche per due piccole Doc vinicole prodotte nei territori comunali: il Rubino di Cantavenna e il Gabiano. Tratto comune ad entrambe è la prevalenza, nel mix di uve da cui sono ricavate, del vitigno Barbera (seguiamo qui la tesi di chi declina al maschile il vitigno e al femminile il vino) in assemblaggio con Freisa e Grignolino, da soli o congiuntamente, e in proporzioni diverse (tra il 10 e il 25% per il Rubino e tra il 5 e il 10% per…

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    Lanzarote, tra viticoltura eroica e suggestioni culinarie/2

    Due sono i fattori che hanno condizionato la cucina di Lanzarote: l’aridità dei suoli e la collocazione geografica. Come annotava nell’Ottocento il francese René Verneau, solo nascendo in un luogo come Lanzarote, che già il filosofo Spinoza definiva un “pedazo (lembo) insularizado de Africa”, s’impara ad attribuire il giusto valore all’acqua. L’esiguità delle precipitazioni ha da sempre costituito il principale cruccio del campesino, inducendolo da un lato a congegnare particolari metodi di raccolta e conservazione della preziosa risorsa, e dall’altro lato ad adottare tecniche di coltivazione adeguate. Riguardo all’ultimo punto, già si è messo in evidenza il grande valore rappresentato dai depositi di cenere vulcanica che, ricoprendo la terra fertile,…

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    Lanzarote, tra viticoltura eroica e suggestioni culinarie/1

    L’isola di Lanzarote, Canarie, luogo che l’immaginario comune associa a spiagge assolate e atmosfere tropicali, riserva molte sorprese al viaggiatore curioso. Tra queste, una viticoltura eroica, praticata in condizioni proibitive da generazioni di campesinos, la cui tenacia si è meritata l’onore di un monumento, posto al centro dell’isola e firmato da una gloria locale, César Manrique, artista poliedrico, architetto e paladino dell’integrità paesaggistica di Lanzarote. È percorrendo in auto la regione di La Geria, nome forse ricalcato su un vocabolo protoberbero, traccia semantica dei primitivi abitatori dell’isola colonizzata dagli Spagnoli, che si acquisisce consapevolezza dell’eccezionalità del paesaggio vitato di Lanzarote, dove domina il contrasto cromatico fra il nero della ceniza…

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    L’olivo in Piemonte

    Nell’immaginario comune il Piemonte è terra di burro e inverni rigidi, inospitale quindi per l’olivicoltura. In realtà, indagando i toponimi subalpini, si scoprono etimologie che rivelano una presenza antica dell’olivo, in particolare nei secoli centrali del Medioevo, quali Olivola e San Marzano Oliveto nel Monferrato. Oltre all’etimologia, esistono tracce materiali, come la macina in pietra per frangere le olive conservata nel parco del castello di Pino d’Asti, ed evidenze documentali, fra cui un ordinato della Credenza di Ivrea, citato dallo storico Durando e risalente al XIV secolo, che imponeva ai proprietari di gerbidi e vigne sulle colline moreniche della Serra di mettere a dimora un albero di olivo (o di…

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    A Pecetto la ciliegia è regina

    Il borgo di Pecetto, sul versante sud della collina torinese, è celebre per la coltivazione di ciliegie, duroni e amarene che qui, al riparo dai freddi venti alpini, hanno trovato l’habitat ideale. Il toponimo, in origine Picetum, sembra però derivare da Picea Abies, l’abete rosso che, in tempi di maggior rigore climatico, prosperava nei boschi collinari. La vicinanza ai mercati di Torino, oltre al clima e al terreno, favorì lo sviluppo agricolo della zona, in particolare la viticoltura. Il ciliegio, forse introdotto dai coloni romani di Carreum Potentia, oggi Chieri, era un tempo presenza marginale, destinato al consumo domestico e limitato ad alberi sparsi nei campi e nei prati lungo…

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    La rinascita del Dolcetto d’Ovada

    In Piemonte tra le varie denominazioni di Dolcetto ve n’è una in particolare che, sfuggita a un lento declino, è ora in piena fase di rilancio: il Dolcetto d’Ovada. Il nome Dolcetto, vino rosso secco ricavato dall’omonimo vitigno attestato in Piemonte sin dal Cinquecento (l’astigiano Alione ai primi del secolo cita il Dosset de Mongardin), può trarre in inganno. Il termine piemontese da cui deriva, dossèt, non allude al sapore del vino, ma alla delicatezza dell’acino che, di maturazione precoce, con buccia sottile, bassa acidità e tannini concentrati nei vinaccioli, risulta più dolce al palato rispetto ad altre uve. L’altra spiegazione, che fa derivare Dolcetto da “piccolo dosso”, è fantasiosa,…

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    Sulle colline di Vinchio, Pic Nic tra Barbera e paesaggio

    Il nome Barbera va declinato al maschile o al femminile? Una vexata quaestio che alcuni risolvono definendo al maschile il vitigno e al femminile il vino. Di questo grande rosso, tra gli emblemi della viticoltura piemontese, è custode la Cantina Sociale di Vinchio e Vaglio Serra . Incastonata nella sottozona Nizza, un’area fra le più vocate, brilla nel mondo della cooperazione vinicola come modello di gestione. La Cantina, fondata nel 1959 da 19 viticoltori, poi cresciuti a 185, non si limita oggi a produrre vini apprezzati anche all’estero, ma si fa promotrice, in sinergia con gli operatori del territorio, di una politica volta al potenziamento turistico della zona, inclusa nell’area…

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    Il sedano rosso, rarità orticola alle porte di Torino

    Nella piana agricola tra il Parco di Stupinigi, riserva di caccia dei Savoia, e Orbassano, si preserva una rarità: il Sedano Rosso. L’ortaggio, caratterizzato da striature color porpora alla base delle coste, prospera in questo lembo di terra ai margini di Torino, reso fertile già dal primo Cinquecento grazie alle derivazioni artificiali, come la Bealera di Orbassano, che attingevano acqua dalla Dora Riparia.   Pare che la sua introduzione in Piemonte risalga a fine Seicento e sia dovuta ad Anna Maria di Borbone-Orléans, consorte del duca di Savoia, poi re, Vittorio Amedeo II, che importò dalla Francia semi del Sedano Violetto di Tours. Di questo ortaggio, il sedano, due sono…