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    Freisa, una storia plurisecolare che si rinnova

    Risale al 1517 la prima menzione scritta del Freisa, in un tariffario doganale del comune di Pancalieri, nella pianura a sud di Torino. Nel documento si legge “carrate et somate Fresearum” segnalandola come uva di pregio, pagata il doppio di una varietà comune. Cinquecento anni sono trascorsi da quella traccia documentale e il Freisa, coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, con presenze in Argentina e California, dove venne portato da coloni piemontesi, si presenta vivo e vitale, con cinque Doc – Freisa d’Asti, Freisa di Chieri, Langhe Freisa, Monferrato Freisa, Colli Tortonesi Freisa – che finalmente hanno deciso di unire le forze per una promozione congiunta. La nobiltà del Freisa trova…

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    Il pane nero di Coimo, la tradizione alpina

    La borgata di Coimo, aggrappata alle pittoresche montagne della Val Vigezzo, estremo nord del Piemonte, preserva un tesoro gastronomico, il pan negar. Retaggio di una civiltà alpina che impiegava per la produzione del pane, alimento essenziale, farine ricavate da cereali capaci di acclimatarsi alle alte quote e su terreni magri, il pane nero di Coimo, con la caratteristica crosta marrone e la pasta bruna, si fregia oggi della Dop (Denominazione di Origine Protetta). Il pane nero, impastato con farina di segale integrale (un tempo anche di grano saraceno) mescolata a piccole dosi di farina di frumento e chiamato in base alle parlate locali pan ner/nìe, pan ëd biava (biava è…

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    In Val Casotto tra latte d’asina, Paste ‘d melia e formaggi Occelli

    HD Honky Donky  è l’allevamento monorazza di asine da latte più grande d’Europa: si trova tra le montagne monregalesi, in Val Casotto, non lontano da Garessio. La sede aziendale è l’antica Correria della Certosa Reale di Casotto, complesso fondato nel XII secolo, ma riplasmato nel Settecento su disegno del Vittone. L’edificio monastico, ormai privato delle proprie funzioni, venne acquisito nel 1837 da re Carlo Alberto per convertirlo in residenza montana e castello di caccia. La Correria, che oggi ospita l’allevamento di asine, era una dipendenza della Certosa, abitata da conversi e laici preposti ai lavori agricoli: qui si ammira la romanica chiesa di Santa Maria e beato Guglielmo e le…

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    Agliano, barbera e birra

    Il borgo astigiano di Agliano Terme, un tempo famoso per le sue salubri acque, è oggi sinonimo di grandi Barbere. Le fonti di acqua marcia, così chiamata per l’odore di zolfo e uovo, vennero scoperte nel 1770 e fecero la fortuna del paese, sia perché l’acqua, dalle note doti terapeutiche, era venduta nelle farmacie di Torino, sia perché attorno alle sorgenti si costruì la vocazione turistica del borgo, poi declinata dagli anni Sessanta del Novecento, ma oggi in fase di ripresa. Oltre alle terme, è il vino che segna il presente di Agliano. Il borgo è compreso nella sottozona Nizza, tra le più vocate per la produzione di Barbera d’Asti Docg ricavato…

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    Le delizie delle Colline Saluzzesi, tra vino e frutta

    La vocazione agricola del territorio collinare saluzzese si esprime nella frutticoltura, in particolare mele, pesche, albicocche, e nella viticoltura, praticata da secoli su declivi soleggiati, al riparo dai gelidi venti alpini. La zona di produzione vinicola Colline Saluzzesi comprende la dorsale da Saluzzo a Busca, con propaggini in bassa Val Maira, e la valle Bronda, dove il microclima favorisce la maturazione della frutta, in particolare le ricercate susine dette Ramassin (da ramassè, perché raccolte a terra) o Dalmassin (Damaschine, perché originarie di Damasco in Siria), varietà autoctona di Susina Siriaca un tempo destinata ai barattoli e all’essiccazione, e dell’uva Pelaverga, vitigno a bacca rossa tipico di quest’angolo di Piemonte. Il…

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    I Walser di Formazza, tra pane di segale e Bettelmatt

    La gola delle Casse è il confine naturale che separa la Valle Antigorio dalla Val Formazza, estremo lembo settentrionale del Piemonte. Il passaggio non è solo fisico, ma anche culturale: aldilà si entra nel mondo dei Walser, etnonimo (da Walliser, abitante del Vallese) che designa una popolazione alpina di ceppo alemanno (o sassone) attestata sin dal Medioevo nelle valli del Nord Piemonte. L’identità dei Walser, abituati a vivere alle alte quote e per questo chiamati dai feudatari a dissodare terreni difficili e impervi, si evidenzia nella lingua, il Titsch, di origine alemanna, nell’architettura delle case, dove domina il legno, e negli usi culinari. Riale, ultima borgata di Formazza, è un…

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    A Pecetto la ciliegia è regina

    Il borgo di Pecetto, sul versante sud della collina torinese, è celebre per la coltivazione di ciliegie, duroni e amarene che qui, al riparo dai freddi venti alpini, hanno trovato l’habitat ideale. Il toponimo, in origine Picetum, sembra però derivare da Picea Abies, l’abete rosso che, in tempi di maggior rigore climatico, prosperava nei boschi collinari. La vicinanza ai mercati di Torino, oltre al clima e al terreno, favorì lo sviluppo agricolo della zona, in particolare la viticoltura. Il ciliegio, forse introdotto dai coloni romani di Carreum Potentia, oggi Chieri, era un tempo presenza marginale, destinato al consumo domestico e limitato ad alberi sparsi nei campi e nei prati lungo…

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    La rinascita del Dolcetto d’Ovada

    In Piemonte tra le varie denominazioni di Dolcetto ve n’è una in particolare che, sfuggita a un lento declino, è ora in piena fase di rilancio: il Dolcetto d’Ovada. Il nome Dolcetto, vino rosso secco ricavato dall’omonimo vitigno attestato in Piemonte sin dal Cinquecento (l’astigiano Alione ai primi del secolo cita il Dosset de Mongardin), può trarre in inganno. Il termine piemontese da cui deriva, dossèt, non allude al sapore del vino, ma alla delicatezza dell’acino che, di maturazione precoce, con buccia sottile, bassa acidità e tannini concentrati nei vinaccioli, risulta più dolce al palato rispetto ad altre uve. L’altra spiegazione, che fa derivare Dolcetto da “piccolo dosso”, è fantasiosa,…

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    Sulle colline di Vinchio, Pic Nic tra Barbera e paesaggio

    Il nome Barbera va declinato al maschile o al femminile? Una vexata quaestio che alcuni risolvono definendo al maschile il vitigno e al femminile il vino. Di questo grande rosso, tra gli emblemi della viticoltura piemontese, è custode la Cantina Sociale di Vinchio e Vaglio Serra . Incastonata nella sottozona Nizza, un’area fra le più vocate, brilla nel mondo della cooperazione vinicola come modello di gestione. La Cantina, fondata nel 1959 da 19 viticoltori, poi cresciuti a 185, non si limita oggi a produrre vini apprezzati anche all’estero, ma si fa promotrice, in sinergia con gli operatori del territorio, di una politica volta al potenziamento turistico della zona, inclusa nell’area…

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    Il sedano rosso, rarità orticola alle porte di Torino

    Nella piana agricola tra il Parco di Stupinigi, riserva di caccia dei Savoia, e Orbassano, si preserva una rarità: il Sedano Rosso. L’ortaggio, caratterizzato da striature color porpora alla base delle coste, prospera in questo lembo di terra ai margini di Torino, reso fertile già dal primo Cinquecento grazie alle derivazioni artificiali, come la Bealera di Orbassano, che attingevano acqua dalla Dora Riparia.   Pare che la sua introduzione in Piemonte risalga a fine Seicento e sia dovuta ad Anna Maria di Borbone-Orléans, consorte del duca di Savoia, poi re, Vittorio Amedeo II, che importò dalla Francia semi del Sedano Violetto di Tours. Di questo ortaggio, il sedano, due sono…