L’energia positiva delle estati in Francia
Qualche volta bisogna fermarsi per poter andare avanti. Trovare un porto sicuro in cui rifugiarsi, dove ascoltare il silenzio, seguire il ritmo della giornata, guardare l’orizzonte. Questo luogo per me è la Francia, la terra in cui sono cresciuta per tutte le estati (salvo forse una manciata) dall’inizio degli Anni Novanta.
La Francia per me è casa, ovunque, ma soprattutto il caso ha voluto che lo diventasse il Golfo di Saint Tropez dove i miei genitori hanno acquistato tanti anni fa un piccolo bilocale tra le vigne di rosè. Non perché mirassero a soggiorni glamour o di élite, ma semplicemente perché qui hanno trovato la serenità di una natura selvaggia, rigogliosa e meravigliosa e la quiete di una luce che dipinge di energia ogni cosa che illumina. Non a caso questa zona è da sempre amata da artisti e pittori tra cui molti nomi celebri: da Cézanne a Van Gogh, da Gauguin a Picasso e poi Renoir, Matisse, Mirò, Chagall, tutti innamorati della Provenza, delle sue tinte pastello e del suo cielo infinitamente blu.



Ed è qui, dicevamo, che ogni anno mi fermo per ritrovarmi, per caricare le batterie, per vivere senza i ritmi forsennati a cui spesso il mio lavoro mi costringe, per scrivere, fare lunghe camminate tra boschi e vigneti, giocare a pétanque, lontano dai fasti modaioli che riecheggiano a pochi chilometri da me. Ho mangiato troppo, guidato troppo e pensato troppo poco a me negli ultimi mesi: era ora di tornare “a casa”. Il mio paese si chiama La Croix Valmer e quest’anno festeggia i suoi primi 90 anni con un programma di spettacoli e serate da fare invidia alle più intraprendenti cittadine italiane. Siamo su una collina e guardiamo il mare, i vigneti, le isole di Port-Cros e Porquerolles: dal 2016 questo villaggio è entrato a far parte del Parc national de Port-Cros.
Insomma, respiriamo bellezza che, a dirla tutta, non guasta mai direi. Il mese che cerco di ritagliarmi ogni anno per stare qui è un periodo di detox mentale e spirituale, anche gastronomico aggiungerei, salvo qualche tappa fissa che ormai è rito esistenziale, sogno e memoria, ed è impossibile farne a meno.
Ecco le mie tappe golose in zona, a cui si aggiunge sempre qualcosa di nuovo perché di anno in anno, lo saprete meglio di me, tutto cambia ma in qualche modo, qui, resta fedele a se stesso (ed è la sua fortuna).



Marius à la Plage: Mangiare letteralmente Les pieds dans l’eau sulla mia spiaggia del cuore, quella di Gigaro. Cenare presto, non oltre le 20:00, per vedere il tramonto davanti ai tuoi occhi mentre degusti Les Moules Marinières à la Crème o i Gambas Sauvages à la Plancha e intanto la musica suona dal vivo e il tuo sguardo si perde sul sentiero litorale e les îles.



Snack Popeye Gigaro: Quante estati ha sfamato migliaia di persone con i suoi favolosi Panini caldi (Tomate e mozzarella il mio preferito) questo chioschetto sulla spiaggia di Gigaro. Negli ultimi anni ha introdotto buoni piatti veloci e, da ultimo, l’aperitivo del venerdì sera con salumi, vino e snack direttamente da Le Jardin d’Anna, épicerie della stessa famiglia, aperta a La Croix Valmer da pochi mesi.



La Buona Cucina: Il ristorante è in paese nel cuore del piccolo villaggio che in realtà non ha un centro storico (essendo appunto di giovane età), ma una piazzetta con negozi e una lunga strada in discesa dove il giovedì sera, in estate, si svolge il mercato artigianale. Con una cucina italianissima, il locale è gestito da Marco e Francesco che da quest’anno, vicino al ristorante, hanno aperto anche un piccolo negozio pieno di bontà del nostro bel Paese. Tra i must la frittura di calamari (che qui, in generale, è difficile da trovare) e il vitello tonnato che ormai da un paio di anni spopola in qualsiasi locale della zona: chissà poi perché!


La Pâtisserie d’Octave: Ha aperto da pochi mesi questa raffinata pasticceria voluta da Ottave Fabre, figlio d’arte con esperienze in diversi ristoranti stellati, tra cui lo Cheval Blanc di Saint Tropez guidato da Arnaud Donckele. Ottima la Tarte Framboise, la Tarte o citrons e l’Eclair Paris Brest. Il mio plauso personale però va alla Pissaladière e alla Focaccia con prosciutto: un sogno che si realizza da queste parti dopo una trentina di anni direi.



Anchoiade
Ah, last but not least, tutti gli anni il 14 di agosto nell’arena del paese si tiene l’Anchoiade, festa per celebrare il piatto iconico di questa zona della Provenza che ricorda la nostra bagna cauda, ma va mangiata fredda. Realizzata con acciughe, olio d’oliva, capperi e aglio, è ideale come aperitivo su crostini di pane tostati. Nei locali si serve con verdure di stagione, mentre a La Croix Valmer, tra musica e centinaia di panini, il giorno prima di Ferragosto si mangia all’aperto all’ora dell’aperitivo.



La Verdoyante: Questo ristorante immerso tra le vigne gode di uno dei più bei panorami sul Golfo di Saint Tropez. A gestione familiare con una grande sala interna e una spettacolare terrazza è tappa golosa per chi ama la cucina del territorio basata su prodotti locali e piatti iconici come la Bouillabaisse. Sapori provenzali portati in tavola da Laurent Mouret, come il Loup (branzino) servito con una boulangere di patate e finocchi alle olive.






Chez Camille: Il place to be nel Golfo di Saint Tropez per mangiare la miglior Bouillabaisse (zuppa di pesce tipica in Provenza) della zona. La servono con il pescato del giorno che di solito è composto da scorfani, triglie, pesce San Pietro, grongo, saraghi, rana pescatrice, gallinelle ed è accompagnata da patate bollite. Per un assaggio più leggero, senza il pesce e le patate da intingere nella zuppa, il piatto prende il nome di Soupe de Poisson e viene sempre servita con crostini di pane, salsa rouille a base di uova e zafferano (proposta in diverse varianti a seconda dei locali) e Gruyère. Una bontà.




L’éphémère: Ha aperto qualche hanno fa questo delizioso wine (food) truck sotto una delle tante pinete di Ramatuelle che guardano in direzione delle spiagge. Lo ha aperto Fondugues Pradugues, azienda vocata ai vini biodinamici e naturali, specializzata in rossi e rosati. Qui si viene per uno (o più) calici di vino degustando, tra l’ombra degli alberi e una partita a pétanque, piatti della cucina che guarda al locale e strizza l’occhio al mondo.


Le Migon: Porto sicuro delle estati e degli inverni sulla costa, Le Mignon (con l’iconico Le Club 55) è l’unico locale aperto tutto l’anno lungo la mitica spiaggia di Pampelonne che si estende tra Ramatuelle e Saint Tropez. Siamo poco prima della spiaggia di Bonne Terrasse che guarda al faro di Cap Camarat e questo ristorante affaccia su un’insenatura selvaggia rendendola magica con il primo caldo sole primaverile. Moules farcies, Plateau de fruits de mer, Sauté de moules et palourdes: il sole in faccia, il mare davanti agli occhi, il vento tra i capelli.



Atelier de La Forge: Nato a fianco del ristorante italiano La Forge, l’Atelier è un luogo di cose buone che guarda all’Italia, certo, ma anche alle prelibatezze francesi come nel caso, per esempio, degli champagne di Bruno Paillard. Aperto da Paolo Amadori e dalla moglie Francesca dopo il successo del vicino ristorante dedicato ai piatti di casa nostra, l’Atelier de La Forge è il posto giusto dove assaporare pizze e focacce (anche al vitello tonnato) sorseggiando un aperitivo o dove comprare dal Prosciutto di Parma al Parmigiano Reggiano, all’olio evo e alla pasta italiana. Si trova nella strada principale del caratteristico borgo di Ramatuelle.





Cedric Grolet & Airelles: Questa è indubbiamente l’apertura dell’anno nel Golfo e la boutique di Cedric Grolet a Saint Tropez è la più instagrammata della stagione. Yacht e vip sembrano passare in secondo piano per il popolo dei social che dal primo mattino si mette in coda, paziente, per assaggiare uno dei dessert o delle viennoiserie preparate dal celebre pasticcere parigino (l’ho fatto anche io, lo ammetto!). Il locale è accogliente e funzionale: qualche tavolino fuori, un immenso laboratorio interno e lo spazio vendita dedicato ai dessert e alle bevande per le colazioni (il cappuccino è ottimo). Il giallo è il colore dominante: dai girasoli, al packaging, ai tavolini della piccola Rue de Feniers mai stata così frequentata (io non ne conoscevo l’esistenza fino a questa estate). Via dunque alla collezione Fruit & Fleurs con Fleur Vanille, Pistache, Citron Jaune o ancora Pêche de vigne ed Eclair Tropezienne, ma anche a Pain au chocolat, Pain suisse, Oranais, Bichon Citron… insomma non c’è che l’imbarazzo della scelta.


La Pesquière et le Mazagran: Iconico ristorante che guarda sulla piccola spiaggia di La Ponche, l’unica in Saint Tropez centro. Il ristorante, oltre ad avere una terrazza da capogiro sul mare, è stato aperto nel 1973 ed è da sempre un riferimento (con prezzi non eccessivi) nel villaggio di pescatori più esclusivo al mondo. Jacques Cadel, il fondatore, si aggira ancora tra i tavoli di turisti e gente del posto, augurando buona cena e testimoniando la personalità di un luogo e la sua anima. Sono ottime le Moules Pesquière (farcite e gratinate) e anche i Calamari à la provençale (fritti con aglio e prezzemolo) che sono una delle specialità del luogo insieme all’Aïòli (salsa all’aglio servita con verdure e pesce) e alla Paëlla.




Cyril Lignac: Come sono buoni i dolci di questo pasticcere parigino che da un paio di anni ha deciso di aprire la sua boutique anche a Saint Tropez, sulla strada delle spiagge. La boutique, come nel migliore stile francese, è elegante e semplice con i banconi a vista e un’offerta che include anche il pane (fragrante, ben cotto). Sul lato dolce ecco la Tarte Framboise, la Tarte Citron, l’Eclair Caramel, o ancora il Chocolat Praliné e l’immancabile Tropézienne.



Allo Pizza: Poco più avanti di Cyril Lignac si può fare un pit stop veloce da Allo Pizza, insegna locale dal 1997 (non potete sbagliarvi, all’ingresso c’è il celebre gendarme di Saint Tropez, a cui in paese è dedicato anche un museo, interpretato da Jean Girault e reso celebre dal film Le gendarme de Saint-Tropez girato nel 1964). Da tre anni l’hanno presa in gestione i miei amici Greg e Nadia e quindi, qui, sono di parte e ci sono un po’ di cuore e un po’ di famiglia. Le pizze sono preparate con la biga e con farine italiane (lo so perché li ho accompagnati io in un tour italiano alla scoperta di impasti e materie prime): da quando hanno aperto, partendo da zero, hanno fatto passi da gigante e so che potranno farne ancora molti. L’impasto è digeribile, i topping guardano al gusto francese e il foodtruck con forno a legna e dehors con maxi schermo per guardare in diretta i JO (giochi olimpici) ne fanno una tappa obbligata per gli abitanti del posto e i turisti che tornano dalle spiagge. La mia preferita, da brava italiana, è sempre la Margherita.




Senequier: Istituzione locale, simbolo della Saint Tropez del beau vivre, Senequier è iconico quasi quanto il campanile della Église Paroissiale Notre Dame de l’Assomption, la chiesa dove sono custodite le reliquie di Saint Tropez (sì, il nome del villaggio è quello di un santo, come dire che qui sacro e profano vanno a braccetto). Da Senequier (pasticceria dal 1887 sulla Place Aux Herbes e Café sul porto dal 1930) si viene tutto l’anno per la vera Tarte Tropézienne – per me – migliore del luogo (quanti compleanni ho festeggiato con questo dolce), per un aperitivo, un pranzo o una cena da gustare ammirando gli yacht, il porto e le migliaia di turisti che ogni giorno sfilano davanti ai suoi tavolini rossi. Ps. Il rosso e il bianco, ripresi dal locale, sono i colori ufficiali di Saint Tropez.




3 commenti
Mario iavicoli
ma sempre grande , bravissima la nostraSara . Hai dipinto con le tue parole posti che amo ed in cui mi rifugio tutti gli anni da circa 40.
sarahscaparone
Grazie Mario! Vi aspettiamo
Pingback: