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Freisa, una storia plurisecolare che si rinnova
Risale al 1517 la prima menzione scritta del Freisa, in un tariffario doganale del comune di Pancalieri, nella pianura a sud di Torino. Nel documento si legge “carrate et somate Fresearum” segnalandola come uva di pregio, pagata il doppio di una varietà comune. Cinquecento anni sono trascorsi da quella traccia documentale e il Freisa, coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, con presenze in Argentina e California, dove venne portato da coloni piemontesi, si presenta vivo e vitale, con cinque Doc – Freisa d’Asti, Freisa di Chieri, Langhe Freisa, Monferrato Freisa, Colli Tortonesi Freisa – che finalmente hanno deciso di unire le forze per una promozione congiunta. La nobiltà del Freisa trova…
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I liquori Bernard, profumi e sapori delle Alpi Cozie
La famiglia Bernard, titolare dell’omonima azienda, mantiene viva l’antica tradizione liquoristica piemontese, raccogliendo alle alte quote delle Alpi Cozie fiori ed erbe da utilizzare negli infusi alcolici. Pomaretto, dove ha sede dal 1902 la liquoreria Bernard, si trova all’imbocco della Val Germanasca, un tempo detta Val San Martino, nel punto d’incontro con la Val Chisone, che sino al 1713, data di assegnazione al Piemonte sabaudo, era suddivisa in due parti sotto domini diversi: la Val Pragelato, prima delfinale, poi francese, e la Val Perosa, appartenente ai Savoia. Per molto tempo lo sperone roccioso noto come Bec Dauphin, nel limitrofo comune di Perosa Argentina, segnò il confine tra due Stati. L’anfiteatro…
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Il Monferrato di confine: tradizioni vinicole tra Torinese e Astigiano
C’è chi lo chiama Monferrato di confine: è un lembo di territorio che s’incunea nel cuore del Piemonte, tra Torinese e Astigiano, e che vede nella vitivinicoltura la voce di punta dell’economia. Cascina Gilli a Castelnuovo don Bosco e l’azienda Pianfiorito ad Albugnano, di proprietà della famiglia Binello sin dal 1946, sono due pilastri di questa realtà vinicola. Tra i vitigni che prosperano sulle terre bianche dell’Alto Astigiano, composte da marne argillose grigio azzurre, ci sono i classici a bacca nera, Barbera, Bonarda, Freisa, affiancati da varietà aromatiche, Cari e Malvasia di Schierano, e da rarità riscoperte, come l’Albarossa, nato nel 1938 da un esperimento dell’enologo Dalmasso che incrociò Barbera e Nebbiolo…
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Rarità che sorprendono: il Rossese bianco e la Malvasia moscata
La geografia del vigneto piemontese, accanto ai vitigni più celebrati, comprende sorprendenti rarità: tra queste il Rossese bianco e la Malvasia moscata, tornati in auge grazie alla rinnovata attenzione dei produttori per la ricchezza varietale. Il Rossese bianco è un’uva a bacca bianca attestata da fine Ottocento nelle Langhe, a Monforte d’Alba, Sinio e Roddino, ma è ritenuta originaria delle Cinque Terre in Liguria, dove, tra i terrazzamenti che modellano i pendii strapiombanti verso il mare, sono stati rinvenuti vecchi ceppi con affinità ampelografiche. Gli studi sul Rossese sono complessi per due motivi: da un lato, come in tutti i casi di uve con nomi che alludono al colore dell’acino,…
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Il Baratuciàt, rarità enologica Tra Valsusa e Val Sangone
In bassa Valsusa, sui pendii soleggiati di Almese e sui rilievi morenici di Rivoli e Avigliana verso la Val Sangone, si pratica una viticoltura di tradizione, che ha riportato in auge vitigni rari come il Baratuciàt. In queste zone, a dispetto dell’opinione comune, che le ritiene marginali rispetto alle aree piemontesi più rinomate, la viticoltura è praticata da secoli: i documenti attestano che nel XIV secolo i vini serviti alla tavola dei Savoia-Acaia provenivano dai vigneti pinerolesi e valsusini, mentre da un documento del 1268, la più antica attestazione del Nebbiolo, risulta che questo nobile vitigno fosse al tempo coltivato sulle colline di Rivoli. Risale poi al 1518 la testimonianza…
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Timorasso, il bianco piemontese da invecchiamento
Ancora poco noto al grande pubblico, il vino bianco da uve Timorasso che nasce sui colli tortonesi è ormai considerato un’eccellenza del Piemonte enologico. Salvato dall’oblio da un manipolo di pionieri, primo fra tutti Walter Massa, il vino ottenuto da uve Timorasso ricade nella Doc Colli Tortonesi, comprendendo quaranta comuni disposti lungo le sei valli (Ossona, Curone, Grue, Spinti, Borbera, Scrivia,) che solcano il Piemonte Obertengo, stretto tra Oltrepò pavese, Appennino Ligure e Scrivia. Quest’area, nota per la frutta (come la ciliegia di Garbagna, la pesca di Volpedo, la mela Carla della val Borbera), per i formaggi di cui è re il Montebore (dall’inusuale forma a piramide tronca a tre o…
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Viaggio nel Piacentino, tra Po e valli appenniniche
Crocevia di traffici commerciali sin dall’antichità, suddiviso tra pianura, collina e montagna, il Piacentino offre un’enogastronomia variegata, con influenze piemontesi, lombarde e liguri. Il tradizionale antipasto piacentino è composto dai salumi del territorio. Tra questi, risaltano i grandi classici, la coppa piacentina, prodotta con il muscolo del collo del maiale, conciata con sale, pepe, cannella, spezie, e insaccata nella vescica del maiale o nell’intestino del manzo, la pancetta, dal colore rosso acceso in contrasto con il bianco della parte grassa, e il salame piacentino, ma anche prodotti di nicchia come la Mariola Cruda Piacentina, tipica dell’Alta Valnure, insaccato crudo stagionato di maiale che deve il nome alla mariöla, in piacentino…
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Rossorubino, l’enoteca di San Salvario
Nel cuore del quartiere torinese di San Salvario, su via Madama Cristina, è in attività dal 2003 l’Enoteca ed Enotavola Rossorubino. Il locale, gestito dai fratelli Gazzera con il sostegno di un terzo socio, Andrea Coda, che coniuga la professione di guida turistica con la passione per il vino, offre un’ampia rosa di etichette, oltre 1600, con un occhio di riguardo per la produzione piemontese e per gli Champagne, senza trascurare novità e tendenze del mercato internazionale. Dal maggio 2015 il locale ha avuto un’evoluzione, sia per il restyling degli spazi, sia per l’avvio dell’attività di ristorazione che si è affiancata al tradizionale core business della vendita di vino e…
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Agliano, barbera e birra
Il borgo astigiano di Agliano Terme, un tempo famoso per le sue salubri acque, è oggi sinonimo di grandi Barbere. Le fonti di acqua marcia, così chiamata per l’odore di zolfo e uovo, vennero scoperte nel 1770 e fecero la fortuna del paese, sia perché l’acqua, dalle note doti terapeutiche, era venduta nelle farmacie di Torino, sia perché attorno alle sorgenti si costruì la vocazione turistica del borgo, poi declinata dagli anni Sessanta del Novecento, ma oggi in fase di ripresa. Oltre alle terme, è il vino che segna il presente di Agliano. Il borgo è compreso nella sottozona Nizza, tra le più vocate per la produzione di Barbera d’Asti Docg ricavato…
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Le delizie delle Colline Saluzzesi, tra vino e frutta
La vocazione agricola del territorio collinare saluzzese si esprime nella frutticoltura, in particolare mele, pesche, albicocche, e nella viticoltura, praticata da secoli su declivi soleggiati, al riparo dai gelidi venti alpini. La zona di produzione vinicola Colline Saluzzesi comprende la dorsale da Saluzzo a Busca, con propaggini in bassa Val Maira, e la valle Bronda, dove il microclima favorisce la maturazione della frutta, in particolare le ricercate susine dette Ramassin (da ramassè, perché raccolte a terra) o Dalmassin (Damaschine, perché originarie di Damasco in Siria), varietà autoctona di Susina Siriaca un tempo destinata ai barattoli e all’essiccazione, e dell’uva Pelaverga, vitigno a bacca rossa tipico di quest’angolo di Piemonte. Il…



























