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Al via i The World’s 50 Best Restaurants

Unire le persone attraverso il cibo. Con queste parole William Drew, direttore editoriale di The World’s 50 Best Restaurants, introduce all’interno delle Ogr di Torino quella che, dal 2002, è la prima edizione italiana dell’evento.

Piemonte e Torino, ha dichiarato, sono state scelte perché sono destinazioni mondiali vocate al mangiare e al bere, riconosciute unanimemente per eccellenze come il vino, il formaggio, il tartufo bianco, la storia e la cultura, le bellezze naturali.

Del resto la città è candidata a capitale europea della cultura 2033, come ha dichiarato l’Assessore alla Cultura della Città di torino Rosanna Purchia, quindi di eccellenze, e di lavoro da fare, ce n’è. “E qui, dove un tempo si costruivano treni – ricorda Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte – oggi si presenta il più grande evento al mondo legato alla ristorazione, in una regione che si chiama così perchè si trova ai piedi delle Alpi e che racchiude il meglio della gastronomia italiana: i formaggi e la cultura casearia montana è molto simile a quella della vicina Francia e della Savoia; una pianura eccezionale ci consente di produrre il 70% del riso italiano; le Langhe con il vino e una gastronomia eccellente sono richiamo importante del territorio; Torino, prima capitale d’Italia, è meravigliosa. Il cibo, nella nostra terra, è cultura e rispetto per l’ambiente che ci circonda e per le persone che vi lavorano”.

Alla conferenza stampa di presentazione presenti anche anche la chef thailandese
Pichaya ‘Pam’ Soontornyanakij, patron del Potong di Bangkok, nominata proprio quest’anno The World’s Best Female Chef e Massimiliano Alajmo, chef de Le Calandre, tre stelle Michelin e numero 51 nel rank dei The World 50 Best Restaurant 2024.

Ho conosciuto Chef Pam lo scorso anno e ho avuto la fortuna di cenare nel suo incredibile ristorante e di trascorrere del tempo insieme a lei: una grande chef, ma in primis una persona di grande sensibilità . Dopo gli anni di formazione a Bangkok, Chef Pam ha perfezionato le sue tecniche al Culinary Institute of America, culminando il suo percorso con un’esperienza presso il Jean-Georges di New York. Tornata in Thailandia, insieme al marito ha fondato The X Project, “hospitality group” nato dalla loro passione condivisa per concept gastronomici audaci e innovativi, capaci di ridefinire i confini del settore e dare vita a nuove prospettive.  Nel 2021 apre Potong, ristorante che celebra le sue origini thai-cinesi. Il nome, che significa “semplice”, vuole rendere omaggio all’antica attività familiare dedicata alla medicina erboristica orientale.

Situato in un edificio storico di proprietà della famiglia, che un tempo ospitava una farmacia tradizionale cinese, Potong fonde patrimonio gastronomico e arte culinaria d’avanguardia. Il suo menu degustazione si ispira alla filosofia della chef legata ai “cinque elementi e cinque sensi”, offrendo agli ospiti l’opportunità di vivere cultura e cucina come un tutt’uno – qualcosa di mai realizzato prima, e possibile solo in questo ristorante. Diventata nel giro di poco tempo una delle chef più influenti della Thailandia, Chef Pam ha consacrato Potong come una delle mete gastronomiche più ambite di Bangkok. Profondamente impegnata nel sostegno alle nuove generazioni, ha fondato il “WFW (Women for Women) Scholarship and Internship Program”, una piattaforma dedicata all’empowerment delle giovani chef in Thailandia. Un programma che offre mentorship, opportunità professionali e accesso alla formazione culinaria. 

Non ho invece mai mangiato da Le Calandre, ma ho avuto la fortuna di assaggiare alcuni piatti dello chef Massimiliano Alajmo in alcuni eventi in giro per l’Italia e, come sottolineato da una giornalista cinese presente alla conferenza, penso anche io che gusto, eleganza e leggerezza siano una delle caratteristiche della sua cucina. “Combinare leggerezza e fluidità (al cui concetto i fratelli Alajmo hanno anche dedicato un libro) – spiega lo chef – significa rispettare ogni ingrediente nella sua essenza e in come si decide di trattarlo”. Il concetto di “fluidità” nello specifico si riferisce alla capacità di un piatto di adattarsi e fluire, come l’acqua, senza essere rigido o predefinito, secondo un approccio che permette al cibo di seguire il suo percorso naturale, con leggerezza e profondità, riflettendo una visione che si evolve costantemente. Cresciuto in un ambiente favorevole, ha respirato in casa i primi passi legati al mondo della cucina e ha ricordato di come, molti anni fa, girando il mondo, le tecniche fossero considerate segreti dai principali chef. “Quello che all’epoca era un segreto – ha spiegato Alajmo – ha alimentato il mio sogno di conoscenza e di andare sempre più in profondità. Oggi l’accesso alle ricette e alle preparazioni è sviscerato e c’è il rischio che quel sogno e quel desiderio vengano annullati. L’obiettivo dunque è quello di ritrovare il senso più profondo e di non restare in superficie: la cucina deve far crescere, dare gusto per arricchire la nostra mente; è necessario alimentare il sogno, non far vedere il mondo che corre, ma far respirare una sensorialità importante capace di alimentare il gusto della speranza”.




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