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Freisa, una storia plurisecolare che si rinnova
Risale al 1517 la prima menzione scritta del Freisa, in un tariffario doganale del comune di Pancalieri, nella pianura a sud di Torino. Nel documento si legge “carrate et somate Fresearum” segnalandola come uva di pregio, pagata il doppio di una varietà comune. Cinquecento anni sono trascorsi da quella traccia documentale e il Freisa, coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, con presenze in Argentina e California, dove venne portato da coloni piemontesi, si presenta vivo e vitale, con cinque Doc – Freisa d’Asti, Freisa di Chieri, Langhe Freisa, Monferrato Freisa, Colli Tortonesi Freisa – che finalmente hanno deciso di unire le forze per una promozione congiunta. La nobiltà del Freisa trova…
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Il Monferrato di confine: tradizioni vinicole tra Torinese e Astigiano
C’è chi lo chiama Monferrato di confine: è un lembo di territorio che s’incunea nel cuore del Piemonte, tra Torinese e Astigiano, e che vede nella vitivinicoltura la voce di punta dell’economia. Cascina Gilli a Castelnuovo don Bosco e l’azienda Pianfiorito ad Albugnano, di proprietà della famiglia Binello sin dal 1946, sono due pilastri di questa realtà vinicola. Tra i vitigni che prosperano sulle terre bianche dell’Alto Astigiano, composte da marne argillose grigio azzurre, ci sono i classici a bacca nera, Barbera, Bonarda, Freisa, affiancati da varietà aromatiche, Cari e Malvasia di Schierano, e da rarità riscoperte, come l’Albarossa, nato nel 1938 da un esperimento dell’enologo Dalmasso che incrociò Barbera e Nebbiolo…
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Il Baratuciàt, rarità enologica Tra Valsusa e Val Sangone
In bassa Valsusa, sui pendii soleggiati di Almese e sui rilievi morenici di Rivoli e Avigliana verso la Val Sangone, si pratica una viticoltura di tradizione, che ha riportato in auge vitigni rari come il Baratuciàt. In queste zone, a dispetto dell’opinione comune, che le ritiene marginali rispetto alle aree piemontesi più rinomate, la viticoltura è praticata da secoli: i documenti attestano che nel XIV secolo i vini serviti alla tavola dei Savoia-Acaia provenivano dai vigneti pinerolesi e valsusini, mentre da un documento del 1268, la più antica attestazione del Nebbiolo, risulta che questo nobile vitigno fosse al tempo coltivato sulle colline di Rivoli. Risale poi al 1518 la testimonianza…
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Agliano, barbera e birra
Il borgo astigiano di Agliano Terme, un tempo famoso per le sue salubri acque, è oggi sinonimo di grandi Barbere. Le fonti di acqua marcia, così chiamata per l’odore di zolfo e uovo, vennero scoperte nel 1770 e fecero la fortuna del paese, sia perché l’acqua, dalle note doti terapeutiche, era venduta nelle farmacie di Torino, sia perché attorno alle sorgenti si costruì la vocazione turistica del borgo, poi declinata dagli anni Sessanta del Novecento, ma oggi in fase di ripresa. Oltre alle terme, è il vino che segna il presente di Agliano. Il borgo è compreso nella sottozona Nizza, tra le più vocate per la produzione di Barbera d’Asti Docg ricavato…
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Gabiano e Rubino di Cantavenna, due piccole Doc del Monferrato Casalese
Sulle impervie colline che costeggiano il corso del Po verso Casale si trovano i borghi monferrini di Gabiano e Camino, celebri non solo per i rispettivi castelli, ma anche per due piccole Doc vinicole prodotte nei territori comunali: il Rubino di Cantavenna e il Gabiano. Tratto comune ad entrambe è la prevalenza, nel mix di uve da cui sono ricavate, del vitigno Barbera (seguiamo qui la tesi di chi declina al maschile il vitigno e al femminile il vino) in assemblaggio con Freisa e Grignolino, da soli o congiuntamente, e in proporzioni diverse (tra il 10 e il 25% per il Rubino e tra il 5 e il 10% per…
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Lo sapete chi è la Signora in rosso?
Lei è la Barbera, lui il suo vitigno. Vivace, equilibrata, fruttata, aristocratica e sofisticata possiede tante sfaccettature, ma un unico comune denominatore. Vitigno tra i meno antichi del Piemonte quello del barbera è però tra i più diffusi ed è coltivato in prevalenza nelle province di Asti e di Alessandria dove hanno origine le denominazioni Barbera d’Asti e Barbera del Monferrato. Le prime notizie certe in merito alle uve di barbera risalgono al Settecento e riguardano documenti rinvenuti nella zona di Montegrosso d’Asti. Grazie alla sua resistenza a malattie come la filossera, il vitigno incontrò il favore dei contadini che non ne interruppero mai la coltivazione, aumentandone il successo e…
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Quello strano Brasile che è Rocchetta Tanaro
Bruno Lauzi, che era nato in Africa, aveva la residenza onoraria a Rocchetta Tanaro. Ma ne era anche l’inviato speciale per La Gazzetta del Piemonte diretta da Cesare Lanza. Qui, insieme alla moglie Giovanna, aveva comprato una cascina, La Celesta, e aveva deciso di produrre vino, ovviamente Barbera. A Rocchetta Bruno ci arrivò nel lontano 1972 e ne rimase folgorato, come si legge nel libro Della quieta follia… dei piemontesi – Comunica Edizioni: « […] ricordo il giorno come fosse adesso, l’impressione che ne ricevemmo fu quella di essere approdati in uno strano Brasile in cui mancavano sì le palme e il samba, e anche certi posteriori prorompenti delle indigene, ma…

















