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    Il Baratuciàt, rarità enologica Tra Valsusa e Val Sangone

    In bassa Valsusa, sui pendii soleggiati di Almese e sui rilievi morenici di Rivoli e Avigliana verso la Val Sangone, si pratica una viticoltura di tradizione, che ha riportato in auge vitigni rari come il Baratuciàt. In queste zone, a dispetto dell’opinione comune, che le ritiene marginali rispetto alle aree piemontesi più rinomate, la viticoltura è praticata da secoli: i documenti attestano che nel XIV secolo i vini serviti alla tavola dei Savoia-Acaia provenivano dai vigneti pinerolesi e valsusini, mentre da un documento del 1268, la più antica attestazione del Nebbiolo, risulta che questo nobile vitigno fosse al tempo coltivato sulle colline di Rivoli. Risale poi al 1518 la testimonianza…

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    Divagazioni gastronomiche in Alta Valsusa

    Nella cucina dell’Alta Valsusa, angolo di Piemonte incuneato tra Delfinato francese e Savoia, s’intrecciano influssi diversi che, grazie all’apporto di ingredienti autoctoni, danno origine ad una rosa sorprendente di specialità. Dal primo Ottocento s’impose nel Piemonte alpino la coltivazione della patata: divenuta protagonista nella dieta valligiana, si sostituì come importanza a ortaggi come rapa e cavolo. La patata, d’origine andina, ben si adatta alle alte quote, crescendo anche in terreni magri, in ombra e a forte pendenza. Il consumo umano del tubero, giunto dalle Americhe per il tramite della Spagna, venne sponsorizzato in Piemonte dal giurista cuneese Giuseppe Virginio (1752-1830) che spese energie e risorse per convincere le massaie ad usare…

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    Marroni di Valsusa e castanicoltura in Piemonte

    Tra San Giorio e Villarfocchiardo in Valsusa s’estendeva nel XIII secolo il castagneretus de Templeriis, terre dell’Ordine Templare coltivate a castagni. Qui ancora oggi prosperano le più antiche ceppaie di Marroni della Val Susa con i loro cinque ecotipi (di San Giorio, Bruzolo, Meana, Villarfocchiardo, Sant’Antonino). La presenza del castagno caratterizza ab antiquo le vallate del Piemonte anche se la castanicoltura, intesa come coltivazione condotta con criteri minimamente scientifici, prese piede dall’XI/XII secolo soprattutto nella fascia alpina compresa tra il fondovalle (2/300 metri) e i 1000 metri di quota. Del castagno non si adoperava solo il frutto, la castagna, ma anche le foglie (lettiere per il bestiame), i tannini (concia…