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    Gabiano e Rubino di Cantavenna, due piccole Doc del Monferrato Casalese

    Sulle impervie colline che costeggiano il corso del Po verso Casale si trovano i borghi monferrini di Gabiano e Camino, celebri non solo per i rispettivi castelli, ma anche per due piccole Doc vinicole prodotte nei territori comunali: il Rubino di Cantavenna e il Gabiano. Tratto comune ad entrambe è la prevalenza, nel mix di uve da cui sono ricavate, del vitigno Barbera (seguiamo qui la tesi di chi declina al maschile il vitigno e al femminile il vino) in assemblaggio con Freisa e Grignolino, da soli o congiuntamente, e in proporzioni diverse (tra il 10 e il 25% per il Rubino e tra il 5 e il 10% per…

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    L’Enotavola apre in centro a Torino

    Era nell’aria da alcuni mesi la nuova apertura dell’Enotavola di Torino. E in molti (non solo tra gli addetti ai lavori) la aspettavano. “Figlia” di quella Casa del Barolo che dagli Anni Settanta è riferimento per gli appassionati di grandi vini in città (oltre che di accurati aperitivi con prodotti eccellenti), l’Enotavola ha finalmente traslocato da via Perugia e aperto ufficialmente i battenti il 22 settembre. Nuova location centralissima (con due ingressi da via dei Mille 10 bis o via Bodoni 7/b), un menù più ampio con proposte che variano dal pranzo alla cena e l’apertura anche al sabato. In cucina sempre il giovane Domenico Paone perché, si sa, squadra…

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    La rinascita del Dolcetto d’Ovada

    In Piemonte tra le varie denominazioni di Dolcetto ve n’è una in particolare che, sfuggita a un lento declino, è ora in piena fase di rilancio: il Dolcetto d’Ovada. Il nome Dolcetto, vino rosso secco ricavato dall’omonimo vitigno attestato in Piemonte sin dal Cinquecento (l’astigiano Alione ai primi del secolo cita il Dosset de Mongardin), può trarre in inganno. Il termine piemontese da cui deriva, dossèt, non allude al sapore del vino, ma alla delicatezza dell’acino che, di maturazione precoce, con buccia sottile, bassa acidità e tannini concentrati nei vinaccioli, risulta più dolce al palato rispetto ad altre uve. L’altra spiegazione, che fa derivare Dolcetto da “piccolo dosso”, è fantasiosa,…

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    Sulla Ruta del Pisco inizia la vendemmia

    Mancano un paio di settimane al Festival Internacional de la Vendimia de Ica che si svolgerà in Perù, come di consueto, agli inizi del mese di marzo. Ma i preparativi fervono, per quello che è, a tutti gli effetti, uno degli appuntamenti principali dedicati ai vini e alle uve del Sud America. Proprio nel dipartimento di Ica, a sud di Lima, si snoda la Ruta del Pisco che, con i suoi vigneti (tra i migliori del continente sud americano) e le antiche botteghe coloniali attraversa un territorio in cui le colline coltivate a uva si alternano a dune, deserti e specchi d’acqua. In attesa di percorrere molto presto la Panamericana in direzione…

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    Un sorso di Gattinara

    Gattinara è terra di transizione tra l’alta pianura risicola e la bassa Valsesia. Una collocazione felice per paesaggio e natura, ma anche per l’offerta gastronomica, che accosta risotti, rane, carni d’asino e d’oca a formaggi e salumi dell’Alto Piemonte, unendovi un vino blasonato come il Gattinara Docg. L’eccellenza di questo vino, introdotto nel primo Cinquecento alla Corte di Spagna da Mercurino Arborio, marchese di Gattinara e Cancelliere di Carlo V, poggia su più fattori: la disposizione dei vigneti ad altezze variabili tra 280 e 450 metri su rilievi esposti alle brezze montane, ma riparati dalle correnti più fredde (con mitigazione degli sbalzi di temperatura); la composizione dei suoli, costituiti da…

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    Fontecuore, nel regno dell’Erbaluce

    “Erbalus è uva bianca cosiddetta come alba luce perché biancheggiando risplende”: così Giovan Battista Croce, gioielliere e viticultore, scriveva nel libro Della eccellenza e varietà dei vini che sulla montagna di Torino si fanno (1606). Nel regno dell’Erbaluce, a San Giorgio Canavese, sull’orlo meridionale della morenica eporediese, sorge la Tenuta Fontecuore (visitabile su appuntamento), con boschi, alberi secolari, prati, vigne, e la dimora padronale restaurata dagli attuali proprietari, Stefano Desderi e Maria Luisa Monticelli. Provenienti da esperienze di vita diverse, dirigente di multinazionale lui e psicoterapeuta lei, si prendono cura della Tenuta dal 2010. L’edificio, di aspetto settecentesco, conserva in facciata una meridiana planetaria e un’edicola con la Madonna di Misobolo,…

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    Georgia, alle origini del vino/1

    Nel cuore dell’area caucasica, fieramente ancorata alla propria identità, la Georgia ammalia per la varietà dei paesaggi, la vitalità delle tradizioni, la ricchezza del patrimonio culturale. Una linea di demarcazione geografica e storica separa la Georgia occidentale, protesa verso il Mar Nero, chiamata dagli antichi Greci Colchide e dagli abitanti Egrisi, dalla Georgia orientale, l’Iberia del mondo classico, sede sin dal 300 a.C. del regno di Kartli con capitale Mtskheta. All’estremo Est, incuneata tra l’Azerbaijan, l’antica Albania caucasica, e il Daghestan, da cui un tempo provenivano temute bande di razziatori, s’estende la regione del Kakheti che, pur comprendendo l’altopiano dello Iori e le montagne del Tusheti, ha il suo cuore pulsante nella pianura dell’Alazani. Riparata a nord dal Grande Caucaso, che la preserva dai gelidi venti…

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    Il Gamba di Pernice, rarità di Calosso

    Un tempo noto nell’Albese come Pernicine, il Gamba di Pernice, detto anche Gamba Rossa o Imperatrice dalla Gamba Rossa, è un vitigno oggi raro, da cui si ricava un’uva a bacca nera che il Nuvolone nel 1798 definiva di seconda qualità, destinata cioè ad essere assemblata con le uve di prima scelta per conferire al vino aroma, colore, struttura, serbevolezza. La superficie coltivata a Gamba ‘d Pernis, estesa in origine ai circondari di Alessandria, Asti e Casale, si è ridotta ad alcuni ettari tra Costigliole d’Asti, Castagnole Lanze e, in particolare, Calosso, borgo sito a 399 metri d’altitudine al confine tra Astigiano e Langhe dove la caparbietà di produttori come…

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    Ad Asti, a settembre, si brinda con le rondini

    La Torre Trojana di piazza Medici è uno dei simboli della città di Asti. Conosciuta anche come Torre dell’Orologio, fu costruita nella seconda metà del XIII secolo dalla famiglia Troya, tra le più importanti dell’aristocrazia mercantile locale. Alta 44 metri, ha una pianta quadrata ed è caratterizzata da tre ordini di bifore con archi a tutto sesto e da decorazioni ad archetti in cotto e arenaria. In seguito all’acquisizione comunale avvenuta nel XVI secolo, nella Torre furono posizionati l’orologio civico e una campana che aveva lo scopo di scandire le ore e dettare, con i suoi rintocchi, avvisi di interesse pubblico. La campana bronzea che oggi fa capolino dall’alto della…