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A Pecetto la ciliegia è regina
Il borgo di Pecetto, sul versante sud della collina torinese, è celebre per la coltivazione di ciliegie, duroni e amarene che qui, al riparo dai freddi venti alpini, hanno trovato l’habitat ideale. Il toponimo, in origine Picetum, sembra però derivare da Picea Abies, l’abete rosso che, in tempi di maggior rigore climatico, prosperava nei boschi collinari. La vicinanza ai mercati di Torino, oltre al clima e al terreno, favorì lo sviluppo agricolo della zona, in particolare la viticoltura. Il ciliegio, forse introdotto dai coloni romani di Carreum Potentia, oggi Chieri, era un tempo presenza marginale, destinato al consumo domestico e limitato ad alberi sparsi nei campi e nei prati lungo…
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La rinascita del Dolcetto d’Ovada
In Piemonte tra le varie denominazioni di Dolcetto ve n’è una in particolare che, sfuggita a un lento declino, è ora in piena fase di rilancio: il Dolcetto d’Ovada. Il nome Dolcetto, vino rosso secco ricavato dall’omonimo vitigno attestato in Piemonte sin dal Cinquecento (l’astigiano Alione ai primi del secolo cita il Dosset de Mongardin), può trarre in inganno. Il termine piemontese da cui deriva, dossèt, non allude al sapore del vino, ma alla delicatezza dell’acino che, di maturazione precoce, con buccia sottile, bassa acidità e tannini concentrati nei vinaccioli, risulta più dolce al palato rispetto ad altre uve. L’altra spiegazione, che fa derivare Dolcetto da “piccolo dosso”, è fantasiosa,…
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Sulle colline di Vinchio, Pic Nic tra Barbera e paesaggio
Il nome Barbera va declinato al maschile o al femminile? Una vexata quaestio che alcuni risolvono definendo al maschile il vitigno e al femminile il vino. Di questo grande rosso, tra gli emblemi della viticoltura piemontese, è custode la Cantina Sociale di Vinchio e Vaglio Serra . Incastonata nella sottozona Nizza, un’area fra le più vocate, brilla nel mondo della cooperazione vinicola come modello di gestione. La Cantina, fondata nel 1959 da 19 viticoltori, poi cresciuti a 185, non si limita oggi a produrre vini apprezzati anche all’estero, ma si fa promotrice, in sinergia con gli operatori del territorio, di una politica volta al potenziamento turistico della zona, inclusa nell’area…
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Il sedano rosso, rarità orticola alle porte di Torino
Nella piana agricola tra il Parco di Stupinigi, riserva di caccia dei Savoia, e Orbassano, si preserva una rarità: il Sedano Rosso. L’ortaggio, caratterizzato da striature color porpora alla base delle coste, prospera in questo lembo di terra ai margini di Torino, reso fertile già dal primo Cinquecento grazie alle derivazioni artificiali, come la Bealera di Orbassano, che attingevano acqua dalla Dora Riparia. Pare che la sua introduzione in Piemonte risalga a fine Seicento e sia dovuta ad Anna Maria di Borbone-Orléans, consorte del duca di Savoia, poi re, Vittorio Amedeo II, che importò dalla Francia semi del Sedano Violetto di Tours. Di questo ortaggio, il sedano, due sono…
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Curiosità del Tortonese, tra gualdo e zafferano
Il Tortonese si caratterizza per la forte impronta agricola, evidente nei segni del paesaggio. Mentre su colline e rilievi appenninici nascono prodotti di nicchia come il vino bianco Timorasso o il formaggio Montèbore, la pianura e la fascia pedecollinare (tra Viguzzolo e Volpedo, sedi di importanti pievi romaniche) sono habitat ideale di colture cerealicole e foraggere. Emblematica è la rete delle grange (dall’antico francese granche, granaio), nuclei rurali per la coltivazione dei cereali e l’allevamento bovino, formatasi attorno all’abbazia cistercense di Rivalta Scrivia. La prosperità agricola locale si esprime anche nelle tracce di antiche e redditizie coltivazioni: il gualdo e lo zafferano. Sono pochi oggi i campi coltivati a gualdo,…
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Itinerario dolce ad Asti
Asti evoca l’immagine di vini e piatti sontuosi, ma un giro nel centro storico ne farà scoprire anche la tradizione dolciaria. Lungo il centrale corso Alfieri, impostato sul Decumano Massimo dell’insediamento romano, si trova l’elegante vetrina della Pasticceria Giordanino. Il locale, aperto nel 1912 da Giuseppe Giordanino e rilevato nei primi anni 80 da Nello Maggiora, conserva l’atmosfera del tempo: all’esterno la devanture lignea, innestata su uno zoccolo in granito rosa, all’interno il laboratorio e il vano vendita con le boiseries e le scaffalature, sovrastate da un fastigio centrale ornato da frutti di cacao, pungitopo, ribes e ciliegie alternati a nastri lilla su fondo giallo. Dall’assortimento di biscotteria spiccano per…
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Un sorso di Gattinara
Gattinara è terra di transizione tra l’alta pianura risicola e la bassa Valsesia. Una collocazione felice per paesaggio e natura, ma anche per l’offerta gastronomica, che accosta risotti, rane, carni d’asino e d’oca a formaggi e salumi dell’Alto Piemonte, unendovi un vino blasonato come il Gattinara Docg. L’eccellenza di questo vino, introdotto nel primo Cinquecento alla Corte di Spagna da Mercurino Arborio, marchese di Gattinara e Cancelliere di Carlo V, poggia su più fattori: la disposizione dei vigneti ad altezze variabili tra 280 e 450 metri su rilievi esposti alle brezze montane, ma riparati dalle correnti più fredde (con mitigazione degli sbalzi di temperatura); la composizione dei suoli, costituiti da…
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Per una storia della polenta in Piemonte
Già al tempo dei Romani si consumava la puls, impasto affine alla polenta a base di farro macinato (far in latino, da cui farina). Detti per questo Pultiphagi, mangiatori di puls, i Romani condivano il pastone con olio e miele, vi mescolavano formaggio fresco e uova (puls punica), oppure ortaggi e legumi. Tra i Celti del Piemonte prevaleva invece l’uso del miglio (panìcum miliaceum), consumato come panicium, minestra asciutta antesignana del moderno risotto, oppure, una volta macinato e cotto in acqua, sotto forma di impasto simile alla puls romana, antenata delle future polente maidiche. Nell’Alto Medioevo il prevalere di frumento e segale non cancellò l’uso dei cereali minori per farine,…
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Fontecuore, nel regno dell’Erbaluce
“Erbalus è uva bianca cosiddetta come alba luce perché biancheggiando risplende”: così Giovan Battista Croce, gioielliere e viticultore, scriveva nel libro Della eccellenza e varietà dei vini che sulla montagna di Torino si fanno (1606). Nel regno dell’Erbaluce, a San Giorgio Canavese, sull’orlo meridionale della morenica eporediese, sorge la Tenuta Fontecuore (visitabile su appuntamento), con boschi, alberi secolari, prati, vigne, e la dimora padronale restaurata dagli attuali proprietari, Stefano Desderi e Maria Luisa Monticelli. Provenienti da esperienze di vita diverse, dirigente di multinazionale lui e psicoterapeuta lei, si prendono cura della Tenuta dal 2010. L’edificio, di aspetto settecentesco, conserva in facciata una meridiana planetaria e un’edicola con la Madonna di Misobolo,…
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La Pezzata Rossa d’Oropa e il suo territorio
Nell’area in cui confluiscono le valli d’Oropa e Cervo, a Biella, sorge il caseificio Rosso, fondato a Sordevolo nel 1894 e oggi gestito dalla quarta generazione della famiglia. L’azienda, con produzione a Biella e stagionatura a Pollone in Valle Elvo, raccoglie il latte da 37 allevamenti dell’alto biellese, caratterizzati da una razza bovina autoctona, la Pezzata Rossa d’Oropa, detta anche razzetta d’Oropa. Come le altre pezzate rosse dell’arco alpino – valdostana, montbéliard, abondance – trae origine da un unico ceppo, la razza Simmental, giunta in loco al seguito dei Burgundi nel V secolo. Tratto tipico, evidente nel nome, è il mantello bianco pezzato di rosso, con tonalità dall’arancione al rosso…

























