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    Il Genepì Occitan, tradizione delle Alpi piemontesi

    Nella tradizione liquoristica piemontese un posto di rilievo è occupato dal Genepy, prodotto che l’immaginario collettivo associa agli scenari alpini. Il liquore deve il nome alla piantina officinale da cui si ricava, nota comunemente come genepì, che cresce su terreni poveri d’alta quota, tra i 2000 e 2500 metri, in luoghi impervi, fenditure tra rocce, pascoli magri, ghiaie e morene glaciali, tanto da renderne difficoltosa la raccolta. Del genepì, appartenente al genere Artemisia, si conoscono cinque specie e, fra queste, le più apprezzate, per il contenuto in oli essenziali, sono tre, usate non solo per la produzione del celebre liquore alpino aromatico e corroborante, il Genepy, ma anche per altri…

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    A Cascina Roseleto il latte si produce come una volta, da erba e fieno

    La cascina Roseleto, nella campagna di Villastellone, produce il latte vaccino come una volta, partendo dall’erba e dal fieno. Non è uno slogan, ma la realtà di un allevamento di vacche da latte che, per volontà della famiglia Masera, è stato riconvertito dal sistema intensivo, introdotto nei decenni passati con l’obiettivo delle alte rese, a quello tradizionale estensivo, che ha comportato la restituzione dei terreni, liberati dalla monocoltura del mais, alla coltivazione di prati dalla crescente biodiversità. Nell’allevamento bovino piemontese, già fiorente nel Seicento come attestato dalle relazioni degli ambasciatori veneti alla corte sabauda, il modo di alimentare gli animali, sino ai cambiamenti del Novecento, variava a seconda delle zone.…

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    Il Baratuciàt, rarità enologica Tra Valsusa e Val Sangone

    In bassa Valsusa, sui pendii soleggiati di Almese e sui rilievi morenici di Rivoli e Avigliana verso la Val Sangone, si pratica una viticoltura di tradizione, che ha riportato in auge vitigni rari come il Baratuciàt. In queste zone, a dispetto dell’opinione comune, che le ritiene marginali rispetto alle aree piemontesi più rinomate, la viticoltura è praticata da secoli: i documenti attestano che nel XIV secolo i vini serviti alla tavola dei Savoia-Acaia provenivano dai vigneti pinerolesi e valsusini, mentre da un documento del 1268, la più antica attestazione del Nebbiolo, risulta che questo nobile vitigno fosse al tempo coltivato sulle colline di Rivoli. Risale poi al 1518 la testimonianza…

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    La Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino

    Non solo arrosti, brasati e bolliti, nella variegata cucina del Piemonte c’è spazio anche per i pesci d’acqua dolce, di fiumi, laghi e stagni, e, tra questi, spicca la Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino. Seconda specie ittica d’Europa, dopo la Carpa di Pohorelice in Moravia, ad aver ottenuto la Dop (Denominazione d’Origine Protetta), è tutelata da un apposito Consorzio che, attivo dal 2000, raduna oggi 35 produttori. In questo angolo di Piemonte incuneato tra basso Torinese, Astigiano e Cuneese, comprensivo di 24 comuni disseminati tra il Pianalto di Poirino e le prime ondulazioni del Roero, sono numerosi i ristoranti che propongono piatti di pesce come tinca in carpione…

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    Timorasso, il bianco piemontese da invecchiamento

    Ancora poco noto al grande pubblico, il vino bianco da uve Timorasso che nasce sui colli tortonesi è ormai considerato un’eccellenza del Piemonte enologico. Salvato dall’oblio da un manipolo di pionieri, primo fra tutti Walter Massa, il vino ottenuto da uve Timorasso ricade nella Doc Colli Tortonesi, comprendendo quaranta comuni disposti lungo le sei valli (Ossona, Curone, Grue, Spinti, Borbera, Scrivia,) che solcano il Piemonte Obertengo, stretto tra Oltrepò pavese, Appennino Ligure e Scrivia. Quest’area, nota per la frutta (come la ciliegia di Garbagna, la pesca di Volpedo, la mela Carla della val Borbera), per i formaggi di cui è re il Montebore (dall’inusuale forma a piramide tronca a tre o…

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    Rossorubino, l’enoteca di San Salvario

    Nel cuore del quartiere torinese di San Salvario, su via Madama Cristina, è in attività dal 2003 l’Enoteca ed Enotavola Rossorubino. Il locale, gestito dai fratelli Gazzera con il sostegno di un terzo socio, Andrea Coda, che coniuga la professione di guida turistica con la passione per il vino, offre un’ampia rosa di etichette, oltre 1600, con un occhio di riguardo per la produzione piemontese e per gli Champagne, senza trascurare novità e tendenze del mercato internazionale. Dal maggio 2015 il locale ha avuto un’evoluzione, sia per il restyling degli spazi, sia per l’avvio dell’attività di ristorazione che si è affiancata al tradizionale core business della vendita di vino e…

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    Agliano, barbera e birra

    Il borgo astigiano di Agliano Terme, un tempo famoso per le sue salubri acque, è oggi sinonimo di grandi Barbere. Le fonti di acqua marcia, così chiamata per l’odore di zolfo e uovo, vennero scoperte nel 1770 e fecero la fortuna del paese, sia perché l’acqua, dalle note doti terapeutiche, era venduta nelle farmacie di Torino, sia perché attorno alle sorgenti si costruì la vocazione turistica del borgo, poi declinata dagli anni Sessanta del Novecento, ma oggi in fase di ripresa. Oltre alle terme, è il vino che segna il presente di Agliano. Il borgo è compreso nella sottozona Nizza, tra le più vocate per la produzione di Barbera d’Asti Docg ricavato…

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    Le delizie delle Colline Saluzzesi, tra vino e frutta

    La vocazione agricola del territorio collinare saluzzese si esprime nella frutticoltura, in particolare mele, pesche, albicocche, e nella viticoltura, praticata da secoli su declivi soleggiati, al riparo dai gelidi venti alpini. La zona di produzione vinicola Colline Saluzzesi comprende la dorsale da Saluzzo a Busca, con propaggini in bassa Val Maira, e la valle Bronda, dove il microclima favorisce la maturazione della frutta, in particolare le ricercate susine dette Ramassin (da ramassè, perché raccolte a terra) o Dalmassin (Damaschine, perché originarie di Damasco in Siria), varietà autoctona di Susina Siriaca un tempo destinata ai barattoli e all’essiccazione, e dell’uva Pelaverga, vitigno a bacca rossa tipico di quest’angolo di Piemonte. Il…

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    I Walser di Formazza, tra pane di segale e Bettelmatt

    La gola delle Casse è il confine naturale che separa la Valle Antigorio dalla Val Formazza, estremo lembo settentrionale del Piemonte. Il passaggio non è solo fisico, ma anche culturale: aldilà si entra nel mondo dei Walser, etnonimo (da Walliser, abitante del Vallese) che designa una popolazione alpina di ceppo alemanno (o sassone) attestata sin dal Medioevo nelle valli del Nord Piemonte. L’identità dei Walser, abituati a vivere alle alte quote e per questo chiamati dai feudatari a dissodare terreni difficili e impervi, si evidenzia nella lingua, il Titsch, di origine alemanna, nell’architettura delle case, dove domina il legno, e negli usi culinari. Riale, ultima borgata di Formazza, è un…

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    L’olivo in Piemonte

    Nell’immaginario comune il Piemonte è terra di burro e inverni rigidi, inospitale quindi per l’olivicoltura. In realtà, indagando i toponimi subalpini, si scoprono etimologie che rivelano una presenza antica dell’olivo, in particolare nei secoli centrali del Medioevo, quali Olivola e San Marzano Oliveto nel Monferrato. Oltre all’etimologia, esistono tracce materiali, come la macina in pietra per frangere le olive conservata nel parco del castello di Pino d’Asti, ed evidenze documentali, fra cui un ordinato della Credenza di Ivrea, citato dallo storico Durando e risalente al XIV secolo, che imponeva ai proprietari di gerbidi e vigne sulle colline moreniche della Serra di mettere a dimora un albero di olivo (o di…